Mohamed Boudia, una storia che pochi hanno voglia di raccontare

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Una fila di gente appoggiata a una ringhiera che scruta dall’alto inorridita e curiosa. Agenti della sécurité in borghese e in divisa che controllano le pietose operazioni di estrazione del corpo martoriato. E’ il 26 giugno del 1973. Così, con una mina a pressione collocata sotto il sedile della sua Renault 16, finisce la vicenda terrena di Mohamed Boudia, l’organizzatore dell’attentato di Trieste. Siamo a Parigi, in rue de Fosse Saint Bernard, quartiere latino, a poche decine di metri da quella Quai de La Tournelle dove qualche anno dopo Corrado Simioni, Vanni Mulinaris e Duccio Berio stabiliranno la sede definitiva di Hyperion, la scuola di lingue sospettata  di essere infiltrata da servizi segreti di mezzo mondo, camera di compensazione degli accordi di Yalta. Ma è solo un caso. Mohamed Boudia veniva da altri percorsi. L’ultimo, quello che gli fu fatale, dalla casa di una donna francese dove aveva trascorso l’ultima notte. Quella delle donne belle e occidentali fu una passione che gli fu molto utile nella carriera di rivoluzionario, ma alla fine gli costò la vita. Anche le due pasionarie dell’attentato ai depositi di Trieste, Marie Therese Lefabvre e Dominique Jurilli – su quest’ultima abbiamo già scritto un post, dell’altra parleremo presto – avevano rapporti con Boudia che forse andavano oltre la semplice conoscenza o amicizia. L’attentato non venne rivendicato, ma il silenzio stesso fu una rivendicazione. Il Mossad. Impegnato in quei mesi nell’operazione Collera di Dio, a spazzar via dalla faccia della terra chiunque avesse avuto a che fare con la sanguinosa azione di Settembre Nero alle olimpiadi di Monaco di Baviera. E fu proprio un’altra uccisione, quella di Mohamed Hamchari, il 18 dicembre 1972, secondo capitolo di Collera di Dio dopo l’assassinio a Roma di Wael Zwaiter, che segnò il destino di Mohamed Boudia, richiamato a Parigi dalla Svizzera, Ginevra, dove ospite di Hassan Salameh, il multimiliardario finanziatore di Settembre Nero, aveva organizzato azioni e attentati, compreso quello all’oleodotto di Trieste. Ma a Parigi il gioco era ben più pesante, perché la morte di Hamchari aveva lasciato vacante il posto di responsabile di Settembre Nero per la Francia. Boudia riutilizzò la consueta copertura, giustificata dal suo passato da intellettuale: direttore del Théatre de l’Ouest, dove aveva conosciuto la bella Dominique Jurilli. Non ci credeva nessuno. Boudia viveva alla luce del sole, ben sapendo che dai francesi nulla avrebbe avuto da temere, nonostante avesse partecipato all’esecuzione qualche mese prima a Parigi del giornalista siriano Kannou Khor, evento che aprì le cateratte sull’azione di Trieste, e nonostante proprio su questa pendesse su di lui un mandato di cattura dall’Italia. Boudia è circospetto, gli israeliani gli fanno paura, a un certo punto se ne va in Svizzera, poi però deve fare ritorno a Parigi, dove non trova scampo. La storia di Mohamed Boudia era partita da lontano, dalle lotte anticolonialiste ad Algeri negli anni ’50 passando per un attentato a Marsiglia dalle stesse caratteristiche di quello di Trieste di 24 anni dopo, per i lavori forzati nelle prigioni francesi, siano all’amnistia, l’attività intellettuale in Algeria, le traduzioni in arabo di Moliére, e ancora il ritorno a Parigi, dove entrerà in contatto con il Fronte per la Liberazione della Palestina, colpito dalla figura del Che, conosciuto  a Cuba. Gli piacevano le donne occidentali, su cui esercitava un fascino forte, e convinse amiche e amanti a rischiare le vita per la causa palestinese. Oltre a Levebvre e Jurilli il cosiddetto gruppo delle “dinamitarde di Pasqua”, che scesero nella primavera 1971 negli alberghi di Israele senza però far toppi danni. Erano le sorelle Marléne e Nadia Bardali, la bionda Eveline Barge e l’attempata Edith Burghalter. Finirono tutte nel carcere speciale femminile israeliano di Neve Tirza, non prima di venir spogliate dei vestiti-esplosivo, dei colli di pelliccia impregnati di materiale incendiario, delle scarpe con i tacchi pieni di tritolo, tutto confezionato clandestinamente nei lavoratori francesi di Iguy e Fontenay-aux-Roses. Oggi il ricordo di Mohamed Boudia leader di settembre Nero passa in secondo piano rispetto alle sue altre vite, quella di attivista nella Guerra d’Algeria e quella di intellettuale e direttore, nei primi anni ’60 del Teatro nazionale di Algeri. E proprio ad Algeri, nel 2013 gli è stata intitolata una biblioteca nella kasbah, dopo che ai giornali locali erano arrivate numerose lettere che chiedevano un ricordo ufficiale. Del Boudia combattente per l’indipendenza dell’Algeria, ovviamente. L’uomo di Settembre Nero, del FPLP, l’autore dell’attentato di Trieste, il reclutatore di Carlos lo Sciacallo fa parte di un’altra storia. Che pochi hanno voglia di rispolverare.

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