Trentacinque anni dopo: la strage dei sentieri che si biforcano e la Relazione Libanese

Il giudice Rosario Priore, magistrato che ha trattato molte delle vicende più oscure della recente storia d’Italia, autore della prefazione de “Il grande fuoco”, e con cui spesso abbiamo l’onore di affrontare interessanti discussioni, un giorno ci disse una cosa: “La verità giudiziaria e quella storica quasi mai coincidono”. Un’affermazione che, proveniente da un uomo di giustizia, risulta allo stesso tempo paradossale e illuminante. E un’ammissione che le armi del diritto, e soprattutto i tempi della giustizia, poco possono contro i lenti e inesorabili depositi della Storia. Le parole del giudice sono state la conferma dell’idea che, dopo che per tre anni ci siamo scapicollati sulle incongruenze fra le sentenze di primo grado appello sull’attentato alla tank farm di Trieste, ci eravamo fatti autonomamente.

Oggi è il 2 agosto, e come ogni 2 agosto non si contano ormai gli articoli e le commemorazioni che oramai da 35 anni vengono fatte sulla strage di Bologna. 85 morti e 200 feriti: fu il più grave e sanguinoso attentato nella storia dell’Italia repubblicana. Articoli e contributi nel segno della pietà per le vittime e dell’esecrazione della “strage fascista”. Molti, non tutti. Molti retorici, non tutti. Anche nel caso di Bologna la “verità giudiziaria” esiste, e dice che gli esecutori sono stati i terroristi Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, e Luigi Ciavardini. Sui mandanti e moventi, invece, ancora buio pesto, fra ipotesi Nato, P2, pista libica, complotti petroliferi, pista palestinese. Quest’ultima, di cui parlò in maniera sibillina come spesso capitava, Francesco Cossiga, è stata prospettata dal parlamentare bolognese di Alleanza Nazionale poi FLI Enzo Raisi e dopo anni di discussioni, nel 2014 definitivamente seppellita dall’archiviazione decisa dai giudici di Bologna. Archiviazione dopo la riapertura dell’indagine in base alle ricerche dello storico e consulente per ll centro-destra in Commissione Mitrokhin, Gian Paolo Pelizzaro. Archiviazione anche sulla base del fatto che il Lodo Moro, l’accordo stato-palestinesi dopo la serie di attentati iniziati proprio con le quattro esplosioni di Trieste il 4 agosto 1972, accordo la cui violazione avrebbe portato allo scoppio di Bologna, non è mai stato inconfutabilmente dimostrato. Noi ci fermiamo qui e vi offriamo un documento interessantissimo, come tanti che furono redatti in Commissione Mitrokhin, e che sono rimasti subito ingoiati dalle sabbie mobili delle diatribe politiche quotidiane. Un assurdo oblìo cui cerchiamo nel nostro piccolo di ovviare proponendovi la “Relazione Libanese” del già citato Pelizzaro e di Lorenzo Matassa. Parla del contesto dell’attentato del 2 agosto. Chi è interessato all’argomento troverà nella “Relazione Libanese” sicuramente linfa per le proprie riflessioni. Come ne trovai io per la stesura del “Il grande fuoco”. E poi, magari, si potrà discuterne su questo sito.

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