IL SORRISO INDIFFERENTE: LA TASSISTA DEI PALESTINESI

Marie Therese Lefebvre. E’ lei, la donna dell’attentato. Colei che condusse in auto in Belgio e Olanda il gruppo euro-palestinese per gli attentati alle raffinerie di petrolio di Ommen e Ravenstein. Colei che raccontò a Lamri Bouadiche (il supertestimone, si direbbe oggi)  di essere stata sei mesi dopo, inizio agosto del 1972, a Trieste per traghettare un altro gruppo a un attentato dinamitardo di ben altre dimensioni e ipotetiche conseguenze. Colei che i testimoni di Venezia, dove Marie Therese noleggiò l’automobile, una Ford Taunus dall’improbabile colore bordeaux-amaranto, descrissero come una donna sgraziata di mezza età e dagli improbabili vestiti con colori sgargianti che ne mettavano in evidenza le gambe grosse e le forme troppo abbondanti. Lei agli investigatori francesi confessò che sì, era stata a Trieste, o perlomeno da quelle parti, giunta da Venezia dove era atterrata con un volo da Parigi. E che sì, aveva portato un gruppo di persone, ma non aveva capito per far cosa. Lei che fece caricare nel portabagagli della Ford una borsa pesantissima, che i magistrati italiani ritennero contenesse i 30 chili di esplosivo utilizzati per far saltare i quattro serbatoi della SIOT. Lei che poi, seppure accusata di aver dato supporto logistico all’azione che finì con l’uccisione del giornalista siriano Kannou Khor (anche in quel caso guidava l’auto) si fece qualche giorno di prigione a Parigi e poi venne liberata e sparì, per riapparire il febbraio dell’anno seguente per un’improbabile confronto  davanti ai magistrati francesi con l’altra pasionaria della storia della SIOT, Dominique Iurilli. Confronto dagli esiti paradossali, in cui una negò di conoscere l’altra nonostante una valanga di prove schiaccianti, e che fu la pietra tombale per la pista francese delle indagini. E i giudici francesi, molti provenienti dall’ex colonia, l’Algeria – ha chiosato con acutezza il giudice Mastelloni nell’inedita postfazione alla seconda edizione del libro, che uscirà fra poco – abbozzarono. Del confronto abbiamo il verbale, e ve lo proporremo i prossimi giorni.

La storia di Marie Therese Laure Lefevbre, è particolare e interessante, fra amori algerini, lo studio di kinesiterapia, una vita di madre e l’adesione alla causa palestinese. Una storia che raccontiamo con molti particolari nel libro “Il grande fuoco”. Qui rimaniamo invece a qualcosa d’altro, qualcosa che le parole non possono descrivere: la sua espressione, quel giorno di novembre 1972 quando a Parigi, subito dopo l’arresto, le vennero scattate le foto segnaletiche. Un’ espressione fra il sorridente e lo sprezzante, e una palese, quasi esibita, indifferenza. Una strana tranquillità, proprio nel giorno dell’arresto. Come se avesse saputo. Il modo in cui quella storia dell’attentato all’oleodotto sarebbe andata a finire….

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