ANCORA SU FIUMICINO…

Oggi 17 dicembre 2015, a 42 anni dalla strage di cui parliamo qui sotto, è uscito un mio lungo pezzo sul sito web di rainews. Tanti i contatti e le condivisioni. Segno che si è colpito nel segno. Domanda: quanti giornalisti si sono trasformati in scimmiette in questi 42 anni?

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/17-dicembre-1973-l-attentato-di-Fiumicino-la-strage-dimenticata-d66340fd-109b-484b-ac6f-9d0b988f9b0a.html?refresh_ce

 

Interessante (e inquietante…) questo video:

Fiumicino 17 dicembre 1973, la strage che non c’è

Ricordando che è uscita la seconda edizione del “Grande Fuoco”, con una inedita  – e direi fondamentale – postfazione del giudice Carlo Mastelloni, ora procuratore capo a Trieste, addentro come forse nessuno nelle maglie oscure del terrorismo mediorientale, vogliamo tornare a voi con un documento interessante, che dimostra come non tutti tacevano, e non tutti giravano la testa dall’altra parte. L’attentato al deposito petrolifero di Trieste diede il via alla complessa storia del terrorismo palestinese in Italia; la strage di Fiumicino chiuse il cerchio. Ed entrambe furono ben nascoste come la polvere sotto il tappeto, non a caso. Perché, a parte il controverso attacco alla sinagoga di Roma – una vicenda a se’ è tutta ancora da decifrare – dovettero passare più di 10 anni per vedere sulla penisola un altro grave attentato palestinese, guarda caso  sempre a Fiumicino il 27 dicembre 1985. Nel mezzo, una tregua. Che oramai sempre più analisti e storici collegano agli effetti del cosiddetto Lodo Moro, l’accordo che garantì l’assenza di attentati in Italia in cambio dell’implicito assenso ai palestinesi a utilizzare la penisola come base logistica e arsenale militare. Un accordo condito da una bella spruzzata di petrolio. Il documento che potete aprire cliccando il link qui sotto è la scannerizzazione di tre articoli apparsi su Epoca subito dopo quel 17 dicembre 1973, a conferenza di pace di Ginevra in corso, in cui Pietro Zullino e altri due colleghi mettevano in luce i tanti punti oscuri di quel tragico evento. Dopo di loro, il silenzio. E nessuna lapide, nessuna targa, ricorda oggi quella strage in cui morirono 34 persone. Nessuna commemorazione viene fatta. Prova ne sia che di essi, fra tutti il giovane finanziere Antonio Zara, freddato sul piazzale dell’aeroporto sotto l’aereo, nel sito dell’Aviter (Associazione italiana vittime del terrorismo http://www.vittimeterrorismo.it ) non c’è traccia. Anche le lacrime, a volte, hanno un diverso sapore.

 

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