Il Lodo svelato (in un paese normale)

“Il Lodo Moro non esiste”. Lo ha affermato il gip Bruno Giangiacomo il 9 febbraio 2015, nella sentenza di archiviazione dell’indagine supplementare sulla strage di Bologna, nella fattispecie sulla pista palestinese ipotizzata dal giornalista e storico Gian Paolo Pelizzaro. Un’ipotesi fondata su molti argomenti oggettivi, fra i quali la presenza quella mattina del 2 agosto 1980 a Bologna di Thomas Kram, il terrorista tedesco che faceva parte delle Cellule rivoluzionarie (Revolutionare Zellen), organizzazione che la miopia di certi storici ha considerato come “minore”, mentre invece negli anni ’70 aveva allacciato stretti rapporti con Ilich Ramirez Sanchez, nome d’arte Carlos il terrorista internazionale per un lungo periodo al soldo del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina, ora in carcere a vita a Parigi. E proprio Carlos, secondo la ricostruzione di Pelizzaro, avrebbe agito a Bologna attraverso la sua organizzazione Separat per conto del FPLP. Il movente? Il mancato rispetto dei patti, cioe’ del Lodo, l’accordo che da fine 1973 permetteva ai palestinesi di occultare e trasportare armi ed esplosivi nel territorio italiano a patto di non  effettuare attentati in Italia. In realtà i palestinesi il doppio gioco lo tentarono, proponendo alle Brigate Rosse azioni per procura in modo da nascondere dietro firma le loro azioni. Ma questo è un argomento ancora vergine o quasi, di cui parleremo in seguito. L’nfrazione del Lodo, secondo la ricostruzione di Pelizzaro, avvenne con la vicenda misconosciuta dei missili di Ortona, dove la notte del 17 novembre 1979  i Carabinieri fermarono tre autonomi romani (Daniele Pifano,  Giorgio Baumgartner, Luciano Nieri) che trasportavano una cassa con missili SAM 7 Strela. Il materiale era stato loro consegnato dal giordano Saleh Abu Anzeh, residente a Bologna e uomo del FPLP in Italia, e doveva essere caricato sulla motonave Sidon, battente bandiera libanese, proveniente dal porto di Capodistria, allora Yugoslavia, e diretta a Beirut. Era materiale che, secondo gli accordi fra Italia e palestinesi, doveva avere libero transito, in quanto non utilizzato per attentati in Italia. Invece qualcuno (il Mossad?) ci mise becco e e il procedimento giudiziario ebbe corso, e i quattro furono condannati, nonostante le richieste di liberazione degli imputati e di restituzione dei missili che i palestinesi recapitarono al giudice di Trani, dove ebbe luogo il processo. violando così il Lodo. Storia sconosciuta ai piu’, e quando e’ affiorata alla luce dopo decenni di oblio , in molti  hanno parlato di sproporzione fra infrazione (arresto e sequestro) e “punizione” (la Strage). Arrivarono poi le chiose di Cossiga (esplosione accidentale, il carico era diretto a Roma per un altro attentato). Rimane il fatto che la ricostruzione di Pelizzaro (vedere la Relazione Libanese, prodotta assieme a Lorenzo Matassa per la Commissione Mitrokhin, allegata al mio post del 2 agosto 2015 relazionelibanese(clean) ) non ha  punti deboli. Come demolirla? Con un ragionamento formalmente ineccepibile: del Lodo Moro non c’è alcuna prova scritta. Così dice il gip chiudendo la questione e archiviando la pratica, pur ammettendo che sullo svolgimento dei fatti a Bologna esistono ancora punti interrogativi. Ma ecco che, pochi mesi dopo, nel novembre 2015, viene alla luce il documento che pubblichiamo qui sotto: un dispaccio del colonnello Giovannone, vero e proprio orecchio del Sismi a Beirut e custode dei rapporti fra Italia e palestinesi a costo di azioni e silenzi che farebbero rabbrividire Machiavelli (vedi il caso Toni-De Palo), che il 17 febbraio 1988 manda un messaggio cifrato a Roma ipotizzando de relato

un importante attentato imminente in Europa. Poi Giovannone scrive: «A mie reiterate insistenze per avere maggiori dettagli, Habbash mi ha assicurato che l’Fplp opererà in attuazione confermati impegni miranti escludere nostro Paese da piani terroristici». E’ la pistola fumante del Lodo. Il documento che certifica nero su bianco il patto sottoscritto nel 1973. In un paese normale, si sarebbe scatenato un putiferio. Invece il silenzio, o quasi. Tutti a inseguire le ultime dichiarazioni di Renzi e i sorrisi della Boschi. Viva l’Italia.

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