SANTA INGENUITA’

Ingenuo. Sono stato ingenuo. Sperare che Abu Bassam Sharif rispondesse, era troppo. Al primo contatto però, quando gli spiegai che stavo scrivendo un libro sull’attentato di Settembre Nero ai depositi petroliferi costieri di Trieste, la mail che mi diede mi illuse sulla sua effettiva volontà di chiarire i misteri attorno a quella storia, che poi ho comunque cercato di dipanare con il mio “Il grande fuoco”.

Anche perché Sharif, dopo essere stato l’uomo immagine del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, l’uomo poco sotto Wadi Haddad e George Habbash, il reclutatore di Carlos, l’organizzatore dei dirottamenti di Zarka, dopo aver seriamente rischiato di lasciarci le penne in un attentato (un libro di memorie di Che Guevara recapitatogli nel suo ufficio a Beirut gli esplose in faccia) nel luglio 1972, proprio pochi giorni prima dell’attentato di Trieste, e soprattutto dopo la sua “conversione” su posizioni meno estremiste, messa nero su bianco con il libro a due mani “Il mio miglior nemico”, scritto con l’ex agente israeliano del Mossad Ubi Manhaimi, sembrava essere l’uomo che poteva spiegare. Se non tutto, molto. Io gli chiesi se potevo mandargli delle domande, lui mi lasciò la mail. Io scrissi le domande, gliele mandai, Abu Bassam Sherif non ha mai risposto. Ora, a libro scritto, orfano delle informazioni (che potrei ritenere “preziosissime”) che non ho ricevuto da lui, o che poi sono stato costretto, in parte, a ricavare da altre fonti, sotto trovate le domande che gli ho scritto.

Abu Bassam Sharif negli ultimi anni è stato spesso interpellato da giornalisti italiani, e a volte ha risposto. Ammettendo in generale l’esistenza del Lodo Moro

http://www.corriere.it/cronache/08_agosto_14/lodo_moro_sharif_a89227b4-69d2-11dd-af27-00144f02aabc.shtml

raccontando particolari più o meno importanti sul ruolo dei palestinesi nel tentativo di salvare in extremis Aldo Moro

http://www.corriere.it/cronache/16_maggio_15/sequestro-moro-allarme-palestinesi-2201a348-1ad5-11e6-bdfe-4c04a6b60821.shtml

Ma senza dare mai la sensazione di raccontare tutto. E’ suo diritto. Come è stato suo diritto non rispondere alle domande sull’attentato di Trieste. Peccato, perché sarebbe stato un importante contributo a quella verità, i veri rapporti fra palestinesi e stato italiano, che ancora non è uscita completamente fuori. E che ci direbbe molto sugli ultimi 40 anni della storia italiana.

Qui sotto, le domande.

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Dear Mr Sharif,

here again Giuliano Sadar, RAI Radio Televisione Italiana journalist. I wrote you telling I am writing a book about the bomb attack alleged by a Black Septenber group headed by Mohamed Boudia at the TAL oil tank in Trieste, Italy, the 4 August 1972. Thank you again for your helpfulness, if possible.

Here you find some questions I would like to submit to your attemption, regarding the matter I am dealing with.

 

  • Can you confirm me that the bomb attack was a Black September venture?
  • Which were actually the real joints between Black September and FPLP and OLP? Who kept the contacts?
  • Was really Black Septemper an organization composed by single isolated 4 person cells?
  • Is it true that the Trieste attack was organized by Abu Assam Salameh and leaded by Mohamed Boudia?
  • I read, but without any confirmation, that the headquarter for the operations for the Trieste attack was in Geneva. Is it possible to have any confirmation about that?
  • The authors of the attack were identified in 4 persons: two French women Marie Therese Lefebvre and Marie Paule Jurilli, Mohamed Boudia and Chaban Kadem. Apart from Boudia, killed by Mossad the June 1973, the two women and Kadem were captured in Paris for the killing of a Jordanian journalist in Autumn 1972, and then released. The Italian investigators could not find them anymore. Do you have any information about the mystere of the destiny of Lefebvre, Jurilli and Kadem who really disappeared?
  • About Chaban Kadem: I read he was alleged involved in the killing of Wael Zwaiter in Rome, the 16 October 1972, and wanted by the Italian Police. It looked very strange to me, but I also readed that the operation was managed by Mossad agents and some Palestinians. Can you tell me more about that?
  • About the disappearing of Lefebvre, Jurilli and Kadem, it looks something like an agreement was in charge between French goverment and OLP( or FPLP) about the Palestinian actions, something like the “lodo Moro”. Could you confirm me the truthfullness of this theory?
  • How many people were in the Palestinian group that made the attack in Trieste? The 4 condamned were of course too few for that kind of operation.
  • Did they have any contact with local/Italian groups for the operation, concerning explosive supply, personnel supply or any kind of help?
  • Did at that time FPLP already have contacts with Red Brigades?
  • Was the Italian Rita Porena involved in theTrieste operation?
  • The magistrate who investigated about the Trieste attack, told my colleague that Ilich Ramirez Sanchez, Carlos, was in some ways involved in the operation, and that he was guest in a hotel of Trieste (Europa Hotel)the days of the attack. Being Carlos working with Mohamed Boudia at that time in Paris, this theory doesn’t look so funny. Can you confirm me something about that?
  • That’s all Mr Sharif.Thank you very much for your attention, I would thank you so much again if yu could give me some information.
  • Best regards!
  • Giuliano Sadar
  • PS: If you have any questions or curiosity, please don’t exhitate to contact me.
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Il Lodo preso a “sportellate”

 

Ci pareva infatti di correre troppo. Dopo anni di frenate, sordine, silenziatori, quando solamente accennare a ipotesi di intese fra palestinesi e governo italiano sollevava sdegnate rimostranze, quando la grande stampa ne parlava poco e quando ne parlava lo faceva senza convinzione, con articoli nelle pagine interne e titoli in taglio basso, ci è voluto un manipolo di giovani parlamentari, molti di loro appartenenti al Movimento 5Stelle, sicuramente meno esperti dei loro predecessori delle defunte Commissioni Stragi e Moro, per aprire le acque. Che, infatti, si stanno già chiudendo. I cosiddetti scettici, gli anticomplottisti in servizio permanente dicevano: dateci la prova che esiste il Lodo Moro, dateci la prova che esisteva un accordo che salvaguardava il nostro paese da attentati in cambio di inconfessabili concessioni! E la prova è arrivata, scovata in un nascosto archivio di Forte Braschi proprio dai membri della Commissione e fatta propria a gran fatica, con un documento sismi del 18 febbraio 1978 in cui il colonnello Giovannone, capocentro sismi a Beirut e uomo chiave nei bollenti anni del terrorismo palestinese esteso in Europa e di Pace in Galilea, accenna testualmente a “confermati impegni miranti escludere nostro paese da piani terroristici (vedi il documento in questo blog nel post “Il Lodo svelato (un paese normale))”.

Anche il giudice Carlo Mastelloni, ora procuratore capo a Trieste, in un’intervista sulla Stampa a Francesco Grignetti

http://www.lastampa.it/2016/05/24/cultura/cos-nel-bloccammo-un-golpe-contro-gheddafi-rASfUnUDqFIa6U8SuViglI/pagina.html

parla addirittura di un altro Lodo, risalente al 1970, che coinvolgeva Gheddafi. Subito dopo, un gruppo di giornalisti e storici, (compreso chi scrive) prima firma il giudice Rosario Priore, ha inviato una richiesta al presidente del Consiglio Renzi di permettere la desecretazione totale dei documenti ancora nascosti riguardanti i rapporti fra Italia e movimenti palestinesi. Documenti che potrebbero finalmente permettere di far definitiva luce su vicende importantissime, dal biennio di attentati 1972-72, iniziato con l’attentato alla Siot di Trieste sino alla prima strage di Fiumicino, dalla scomparsa a Beirut dei giornalisti ItaloToni e Graziella de Palo, sino alla strage di Bologna. Fare in definitiva quella luce, che interessi politici e strategici non hanno sinora permesso. Ma le cose non sono così facili, e il fuoco di sbarramento è già iniziato. generale Armando Sportelli, in un’intervista a Libero (appena entrato nell’orbita di Renzi con cambio di direttore e il ritorno di un Vittorio Feltri folgorato sulla strada di Damasco), diffusa sui social da Giacomo Pacini, ci pensa bene a depotenziare tutto. parlando di accordi, ma negando ci fosse una vera e propria strategia nazionale, mettendosi di traverso a Mastelloni e parlando di un semplice impegno di sostenere le “ragioni” palestinesi nei consessi internazionali. Impegno che Arafat avrebbe accettato con soddisfazione senza chiedere niente di più. “Noi offrimmo in cambio appoggio politico affinché l’OLP fosse riconosciuta dalla Comunità Economica Europea. Fu l’unica moneta di scambio”. L’OLP, appunto.Ma gli altri? Il Fronte Popolare di Liberazione Palestinese di George Habbash e Wadi Haddad, ben più vicino a Settembre nero del titubante Arafat? Il generale glissa. E lascia capire che sul Lodo si sono fatti infiniti film a colori. Sul Lodo e, di conseguenza, sull’ipotesi di coinvolgimento palestinese nella strage di Bologna. Che forse, anzi probabilmente, è la vera posta in palio in tutta questa storia che tante resistenze ancora trova chi la vuole dipanare.

Patto moro Arafat Sportelli 1Patto Moro Arafat Sportelli 2