Il Lodo preso a “sportellate”

 

Ci pareva infatti di correre troppo. Dopo anni di frenate, sordine, silenziatori, quando solamente accennare a ipotesi di intese fra palestinesi e governo italiano sollevava sdegnate rimostranze, quando la grande stampa ne parlava poco e quando ne parlava lo faceva senza convinzione, con articoli nelle pagine interne e titoli in taglio basso, ci è voluto un manipolo di giovani parlamentari, molti di loro appartenenti al Movimento 5Stelle, sicuramente meno esperti dei loro predecessori delle defunte Commissioni Stragi e Moro, per aprire le acque. Che, infatti, si stanno già chiudendo. I cosiddetti scettici, gli anticomplottisti in servizio permanente dicevano: dateci la prova che esiste il Lodo Moro, dateci la prova che esisteva un accordo che salvaguardava il nostro paese da attentati in cambio di inconfessabili concessioni! E la prova è arrivata, scovata in un nascosto archivio di Forte Braschi proprio dai membri della Commissione e fatta propria a gran fatica, con un documento sismi del 18 febbraio 1978 in cui il colonnello Giovannone, capocentro sismi a Beirut e uomo chiave nei bollenti anni del terrorismo palestinese esteso in Europa e di Pace in Galilea, accenna testualmente a “confermati impegni miranti escludere nostro paese da piani terroristici (vedi il documento in questo blog nel post “Il Lodo svelato (un paese normale))”.

Anche il giudice Carlo Mastelloni, ora procuratore capo a Trieste, in un’intervista sulla Stampa a Francesco Grignetti

http://www.lastampa.it/2016/05/24/cultura/cos-nel-bloccammo-un-golpe-contro-gheddafi-rASfUnUDqFIa6U8SuViglI/pagina.html

parla addirittura di un altro Lodo, risalente al 1970, che coinvolgeva Gheddafi. Subito dopo, un gruppo di giornalisti e storici, (compreso chi scrive) prima firma il giudice Rosario Priore, ha inviato una richiesta al presidente del Consiglio Renzi di permettere la desecretazione totale dei documenti ancora nascosti riguardanti i rapporti fra Italia e movimenti palestinesi. Documenti che potrebbero finalmente permettere di far definitiva luce su vicende importantissime, dal biennio di attentati 1972-72, iniziato con l’attentato alla Siot di Trieste sino alla prima strage di Fiumicino, dalla scomparsa a Beirut dei giornalisti ItaloToni e Graziella de Palo, sino alla strage di Bologna. Fare in definitiva quella luce, che interessi politici e strategici non hanno sinora permesso. Ma le cose non sono così facili, e il fuoco di sbarramento è già iniziato. generale Armando Sportelli, in un’intervista a Libero (appena entrato nell’orbita di Renzi con cambio di direttore e il ritorno di un Vittorio Feltri folgorato sulla strada di Damasco), diffusa sui social da Giacomo Pacini, ci pensa bene a depotenziare tutto. parlando di accordi, ma negando ci fosse una vera e propria strategia nazionale, mettendosi di traverso a Mastelloni e parlando di un semplice impegno di sostenere le “ragioni” palestinesi nei consessi internazionali. Impegno che Arafat avrebbe accettato con soddisfazione senza chiedere niente di più. “Noi offrimmo in cambio appoggio politico affinché l’OLP fosse riconosciuta dalla Comunità Economica Europea. Fu l’unica moneta di scambio”. L’OLP, appunto.Ma gli altri? Il Fronte Popolare di Liberazione Palestinese di George Habbash e Wadi Haddad, ben più vicino a Settembre nero del titubante Arafat? Il generale glissa. E lascia capire che sul Lodo si sono fatti infiniti film a colori. Sul Lodo e, di conseguenza, sull’ipotesi di coinvolgimento palestinese nella strage di Bologna. Che forse, anzi probabilmente, è la vera posta in palio in tutta questa storia che tante resistenze ancora trova chi la vuole dipanare.

Patto moro Arafat Sportelli 1Patto Moro Arafat Sportelli 2

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