FRANCO MAZZOLA, I PALESTINESI, MORO, IL PETROLIO

“A mio avviso, la chiave di molti misteri può anche trovarsi nella battaglia per il petrolio”
Lo affermò Franco Mazzola nel lontano 1991, in una lunga e interessantissima intervista del giornalista del Sabato Rocco Tolfa. Un’intervista in cui si parla di Moro, ma anche di petrolio, di politiche mediorientali, di palestinesi, insomma di tutte quelle cose che  ancora oggi fanno una dannata fatica a entrare nella testaccia  dura di tanti. Un’intervista non idedita, ma colpevolmente dimenticata, che assume una coloritura particolare in questi giorni in cui il libro di Rosario Priore e Valerio Cutonilli sulla pista palestinese per la strage di Bologna sta sollevando un sacco di clamori, mali di pancia e di testa. Con distinguo e sdegnati scrolli di capo.
Mazzola, piemontese, scomparso  a 78 anni il 6 maggio 2014, fu parlamentare democristiano e per molti anni sottosegretario con delega ai servizi segreti. Era considerato uno  dei  maggiori conoscitori delle secrete cose italiane, ma tenne sempre un profilo basso, lasciando intendere molto a chi voleva intendere pubblicando con la protezione dell’anonimato un romanzo intitolato “I giorni del diluvio”, oggi praticamente introvabile. Lascia davvero basiti la quantità di spunti  e interrogativi che questa intervista avrebbe potuto  sollevare. E invece niente. Non erano tempi. Non dovevano essere tempi. Come non dovrebbero esserlo oggi, per qualcuno. Di seguito l’intervista.
Francesco Mazzola, 55 anni, vicepresidente del gruppo Dc al
Senato, è un testimone importante di quello che è accaduto nelle
segrete stanze del potere durante il rapimento Moro. Un testimone
mai ascoltato, neppure dalla commissione Moro. «E questo
dimostra come ha lavorato quella commissione», dice.
In quel marzo ’78 Mazzola era sottosegretario al ministero della
Difesa e partecipava alle riunioni operative che si tenevano al
Viminale. Poi, nei governi successivi, ha avuto la responsabilità
politica dei servizi segreti. E sono gli anni delle bombe sui treni,
della strage di Ustica e di quella alla stazione di Bologna.
Ma il suo nome è legato proprio agli avvenimenti di quella
primavera del ’78 quando le Br realizzarono l’attentato più
clamoroso: il rapimento e l’uccisione del presidente della Dc.
Allora, Mazzola, giovane sottosegretario, partecipava a quelle
riunioni al Viminale. Incontri molto discussi perché tutti i giorni si
vedevano capi dei servizi segreti, responsabili delle forze
dell’ordine, ministri e sottosegretari, per cercare le soluzioni più
efficaci per arrivare alla prigione di Moro. Senza concludere niente.
Quelle riunioni venivano verbalizzate. Ma quando si è andati a
cercarli, si sono trovati quelli fino al 3 aprile. Gli altri spariti. Così si
è saputo che c’era questo giovane sottosegretario che appuntava
su un diario quello che dal suo punto di osservazione privilegiato
vedeva in quei giorni.
Allora si è cercato questo prezioso diario. Ci sono state perfino delle
interrogazioni parlamentari per sollecitare Mazzola a consegnare
questo suo diario. E invece niente. L’esponente della sinistra
democristiana si è giustificato: «Sarà finito in qualche vecchio
solaio».
Poi nell’85 è uscito un romanzo: I giorni del diluvio. Casa editrice:
Rusconi. Autore: anonimo. Il volume è passato inosservato. Poche
recensioni. E presto è scomparso dagli scaffali. Nessuno ha cercato
di capire chi aveva lo aveva scritto.
Eppure l’argomento era davvero interessante. Raccontava
l’operazione Moro in un intreccio tra brigatisti, servizi segreti
stranieri, logge massoniche, interessi petroliferi. Con i protagonisti
tutti riconoscibili: Curcio, Moretti, Cossiga, Berlinguer, Craxi,
Andreotti, Zaccagnini. E poi Gelli, Santovito, Gheddafi, Arafat,
Kissinger, don Antonello Mennini – il prete del caso Moro – e via via
tutti gli altri protagonisti di quei tragici 55 giorni.
Solo nell’88 viene rivelato che quel romanzo lo aveva scritto il
senatore Francesco Mazzola. L’esponente della sinistra
democristiana allora aveva glissato.
Adesso conferma di essere l’autore di quel libro e ha deciso di
raccontare al Sabato come è arrivato a disegnare quello scenario
che a 14 anni di distanza viene fatto proprio dalla Procura di Roma.
Che di recente ha scritto: le Br sono state utilizzate dai servizi
segreti stranieri, soprattutto nel caso Moro.
Cosa ne pensa delle conclusioni a cui sono giunti i giudici
romani?
Sono stato sempre convinto che ci siano state interferenze dei
servizi segreti stranieri nell’attività delle Brigate rosse. Interferenze
che sono passate attraverso i collegamenti internazionali dei
terroristi.
E queste interferenze ci sono state anche nel caso Moro?
Questo non lo so, perché io ho iniziato ad occuparmi dei Servizi
dopo l’uccisione dell’ex presidente della Dc.
Allora che incarico aveva?
Avevo la delega del ministro della Difesa Attilio Ruffini a
rappresentarlo nel comitato tecnico operativo che si riuniva al
Viminale.
Lei sa che sono scomparsi i verbali di quelle riunioni?
Mi ricordo che c’era un funzionario che verbalizzava.
Ma ai giudici sono arrivati solo quelli fino al 3 aprile…
Le riunioni ci sono state fino al 9 maggio, quando il cadavere di
Moro è stato ritrovato in via Caetani.
Perché quei documenti sono scomparsi?
Non lo so.
C’erano delle cose che dovevano restare segrete?
Si faceva il punto sulle indagini, quindi di segreto non c’era niente.
All’inizio si era pensato che fossero scomparsi perché c’era la
traccia della partecipazione di Gelli. Questo è escluso. Il nome di
Gelli è venuto fuori per le riunioni dell’altro comitato, ma escludo
che sia un’ipotesi attendibile.
Adriano Sofri ha raccontato al Sabato che Gelli frequentava
le riunioni di un comitato che si riuniva alla Marina militare.
Temo che su questo ci sia una confusione. Durante quel periodo io,
come sottosegretario alla Difesa, avevo l’ufficio alla Marina militare.
E che cosa sa di questo comitato?
In quel periodo lì non furono fatte riunioni. Lì fu fatta una sola
riunione alla quale ho partecipato e durante la quale il generale
Dalla Chiesa tenne una lezione sulle Brigate rosse, avendo come
uditori i responsabili di Consubim, il gruppo degli incursori della
marina.
Chi erano?
Erano quelli che sarebbero intervenuti nel momento in cui fosse
stata localizzata la prigione dove veniva tenuto l’onorevole Moro.
Quella fu l’unica riunione fatta alla sede della Marina.
Alle riunioni del comitato di crisi che venivano fatte al
Viminale lei prendeva degli appunti?
Allora tutti prendevano appunti, al di là della verbalizzazione che
faceva il funzionario del ministero dell’Interno.
Ma i suoi diari sono particolarmente ricercati. Ci sono state
anche interrogazioni parlamentari al riguardo. Dove sono
finiti?
Forse li avrò da qualche parte.
Ha subito furti strani?
Un paio di volte sono entrati nel mio studio senza rubare niente,
cercando forse delle carte.
Allora sono interessanti?
Qualcosa c’è.
Ci sono gli elementi che la portano a dire che ci sono state
interferenze dei servizi segreti sulle Brigate rosse?
Io ho sempre pensato che il terrorismo fosse frutto della
coincidenza di interessi tra questi terroristi, che immaginavano di
fare la rivoluzione comunista, e quelli del IV direttorato del Kgb.
Di chi?
Di quella sezione dei servizi segreti dell’Urss che aveva il compito di
destabilizzare l’Occidente.
E hanno creato le Brigate rosse?
Io non dico che il Kgb ha inventato il terrorismo. Il terrorismo è
nato per ragioni sue, che poi erano diverse da paese a paese, ma
certamente la loro nascita e la loro attività sono state aiutate e
incoraggiate in questo piano di destabilizzazione che il Kgb ha
attuato in quegli anni.
Come?
Non direttamente. I loro rapporti con i terroristi sono stati mediati
da paesi mediorientali e paesi europei, come la Cecoslovacchia e la
Bulgaria.
Le responsabilità allora sono dell’Est?
Certamente sì, ma non solo. Sono convinto che gli Stati Uniti
abbiano assistito lasciando fare. E non solo nella vicenda Moro. In
una seconda fase l’aiuto è stato determinante, come quando hanno
collaborato alla liberazione del generale americano James Dozier.
Come spiega questo atteggiamento degli Stati Uniti, che pur
erano nostri alleati?
Credo ci fosse una sorta di interesse a vedere in che modo un
paese, considerato il ventre molle dell’alleanza, fosse in grado di
reagire a queste provocazioni e contemporaneamente vedere come
si sviluppava la solidarietà nazionale che avrebbe portato il Pci al
governo.
Non stavano solo a guardare, se Moro, nel ’77, confida ad
Andreotti che aveva l’impressione che ci fossero in azione
servizi segreti di Usa e Urss per bloccare il suo disegno
politico.
Questo giudizio di Moro è credibilissimo. I russi non avevano
interesse a vedere un partito comunista che entrava nell’area di
governo perché ci arrivava sulla scia di uno strappo verso l’Est.
Dall’altro versante gli americani non potevano non essere
preoccupati di vedere un partito comunista in un governo
occidentale.
C’è un’altra testimonianza che vorrei ricordare: quella
dell’ambasciatore Roberto Ducci. Ha scritto che i contrasti
che Moro aveva con Henry Kissinger, allora segretario di
stato americano, riguardavano soprattutto la politica
autonoma del leader democristiano verso i Paesi arabi.
Sì, quello era sicuramente un punto di contrasto. Anche perché alla
fine al centro della discussione c’era la questione
dell’approvvigionamento del petrolio per il nostro paese. E avviarci
ad avere una politica autonoma in questo campo voleva dire
stabilire dei legami con i paesi arabi.
Su questo avveniva lo scontro tra Moro e Kissinger?
Sì, anche perché Kissinger è ebreo e certo non vedeva di buon
occhio un rafforzamento della nostra politica verso i paesi arabi. Poi
negli Stati Uniti la lobby filoisraeliana è sempre stata dominante.
Quindi, più che per il Pci al governo, Moro dava fastidio per il
suo progetto in politica estera.
Credo che sia la componente che ha pesato nella decisione degli
Usa di ostacolare il disegno politico di Moro. Anzi, a mio avviso, la
chiave di molti misteri può anche trovarsi nella battaglia per il
petrolio.
Quali altri misteri?
Io non sono riuscito a dare una spiegazione logica delle stragi
avvenute in Italia. Mettere le bombe non rientrava nel disegno
politico del terrorismo di sinistra che puntava a colpire in modo
mirato, e non nel mucchio.
Ma in quello della destra sì.
Certo, le bombe “nere” ci sono state. Ma non solo. Probabilmente
c’è stato qualcosa di più.
Che cosa?
Si può ipotizzare una lotta tra servizi segreti, tra fazioni filoarabe e
filoisraeliane, soprattutto. Finché non avremo chiarito la politica
dello stragismo non avremo un’idea precisa di quello che è
avvenuto in questo paese. Una chiave per capire la storia dei nostri
servizi segreti di questi anni può essere proprio quella dello scontro
tra filoarabi e filoisraeliani. A cominciare dal famoso conflitto tra il
generale Vito Miceli, capo del Sid e filoarabo, e Gian Adelio Maletti,
leader della fazione filoisraeliana all’interno del servizio segreto.
Ma quello scontro risale al ’74. Dopo come si sono schierati?
In un mondo in cui c’erano i due blocchi, come nel ’78, sui nostri
agenti alla fine pesava la dipendenza americana.
Questo poteva avvenire anche in contrasto con la politica
portata avanti dal leader del partito di maggioranza nel
paese?
Certo, c’è una politica estera dei Servizi che spesso è diversa da
quelle dei governi. Hanno una loro politica.
Vuole dire che rispondono ad altre centrali?
Sì, seguono logiche che sono loro. Che possono essere convergenti
o divergenti da quelle dei governi.
E quando sono divergenti?
Molte vicende hanno dimostrato che vanno avanti per la loro
strada.
In questo scenario lei ambienta il suo romanzo sul
rapimento Moro…
Sì. In quel romanzo, che rappresenta un divertissement e che io ho
scritto anonimo, questa tesi c’è tutta. Però la mia è un’opera di
fantasia.
Fantasia mica tanto.
Ho scritto quello che, con le conoscenze che ho acquisito dopo il
rapimento del presidente della Dc e le riflessioni che ho fatto, ho
immaginato potesse essere successo durante quei tragici giorni.
Nel suo libro lei parla dei contatti tra le Br e i palestinesi. E
racconta che attraverso i terroristi mediorientali i nostri
servizi segreti erano arrivati alle Br.
È una deduzione logica. Nell’area del Vicino Oriente avevamo
l’unico vero agente segreto che l’Italia abbia avuto: il colonnello
Stefano Giovannone. Di lui non si sapeva bene fino a che punto
fosse un nostro agente infiltrato tra i palestinesi oppure un agente
palestinese infiltrato nei nostri servizi segreti. Questo prova però
che era bravissimo. Era coinvolto ad un tale livello che i due confini
sfumavano. Comunque in quell’area dominava.
Lo scenario che lei descrive nel suo romanzo, del
coinvolgimento dei palestinesi per arrivare alle Br, coincide
con le indicazioni date al comitato di crisi da uno dei
consiglieri di Kissinger, Steve Pieczenik, in quei giorni al
Viminale.
Io quel documento non lo conoscevo e non lo conosco tuttora.
Nel romanzo racconta anche l’utilizzo delle Br da parte dei
servizi segreti durante il sequestro Moro.
Sono convinto che le Br siano state usate, spesso anche a loro
insaputa. È una conclusione a cui sono giunto molti anni dopo quel
tragico avvenimento. Allora non mi resi conto di nulla.
Non si rese conto nemmeno del ruolo che allora aveva il
capo della P2 Licio Gelli, che nel suo romanzo è descritto
così bene?
Per questo ho attinto al materiale raccolto dalla commissione P2.
A che cosa in particolare?
Si sono fatte tante considerazioni sulla P2, ma la più credibile è che
fosse un punto di riferimento dei Servizi americani, la componente
maggiormente affidabile per i servizi segreti Usa.
Un’ultima domanda: quante copie ha venduto il suo libro?
La prima tiratura fu venduta tutta. E l’editore stranamente non
ritenne di farne altre.
Perché?
Secondo me quei libri non furono venduti tutti, furono tolti dalla
circolazione.
Da chi?
Non lo so, anche se sarei curioso di vedere se non ce ne sia per
caso qualche copia negli scantinati dei nostri Servizi.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...