I CUORI OCCULTI DEL POTERE

Nel paesaggio spesso manicheo degli studiosi delle vicende che hanno segnato – e insanguinato – l’ultimo mezzo secolo di storia italiana, Giacomo Pacini ha un posto a parte, di cui può andar fiero. Partito da studi sui meccanismi messi a punto dai poteri che facevano riferimento al blocco occidentale ai tempi coevi e successivi alla Guerra Fredda, ha poi spostato lo sguardo verso lo sterminato mare del non detto per decenni: il ruolo dell’Unione Sovietica e i suoi tentacoli in Occidente, i patti fra il governo italiano e i movimenti palestinesi, gli attori trasversali di un palcoscenico complesso e ancora oggi in gran parte oscuro, ma che oramai è palese non si possa ridurre sempre e comunque alle manovre in chiave anticomunista. Partiamo da qui per questa chiacchierata con il giovane storico toscano. 

Cito due tuoi libri: uno molto significativo, su Gladio. L’altro, altrettanto significativo, sull’Ufficio Affari Riservati e la figura di Federico Umberto D’Amato. Siamo dalle parti dei circoli atlantici, della Cia, delle bombe neofasciste. Ultimamente però  ti sei avvicinato anche ad altri nodi, come ad esempio il lodo Moro, i palestinesi, le paternità di stragi su cui forse troppo presto qualcuno ha messo la targhetta.  La storiografia recente dell’Italia è caratterizzata da alti steccati ideologici. Come ti trovi in questo tuo “stare in mezzo”?

In realtà non credo di “stare in mezzo”. Ricordo che quando è uscito il libro “Le Altre Gladio” ci fu da un lato chi mi chiese se conteneva rivelazioni clamorose sulle stragi di Stato e sulle collusioni tra fascisti e servizi deviati, dall’altro se non era il “solito” libro che accusava Gladio di ogni nefandezza, invitandomi a ricordare che in sede penale i responsabili di tale struttura sono stati assolti. In entrambi i casi la risposta fu semplice; no, non si tratta di questo. I libri che hai citato sono stati un tentativo (naturalmente non sta a me dire se riuscito) di provare a superare la storia cosiddettagiustiziera”, visto che troppo spesso, specie su questi argomenti, si è scritto con intenti o apologetici o inquisitori, comunque lontani dal necessario distacco che deve avere chi è interessato a una seria analisi storica.  Negli anni della Guerra Fredda i Servizi Segreti hanno giocato un ruolo determinante, il loro potere è cresciuto a dismisura e per questo credo che studiare le attività, appunto, di strutture informative come l’Ufficio Affari Riservati o di organizzazioni segrete come Gladio, al di là dei misteri o degli intrighi (che pure vi furono e di cui parlo), sia fondamentale in primo luogo per avere una visione davvero completa della storia dell’Italia Repubblicana. Per quanto riguarda il Lodo Moro, si tratta di un altro snodo cruciale per comprendere a fondo la politica estera italiana degli anni settanta e la strategia politico/diplomatica di Moro negli anni che ha passato alla Farnesina e sarebbe davvero paradossale se uno studioso che si occupa di Storia dell’Italia contemporanea lo ignorasse.  Diciamo semmai che è vero che certa storiografia a volte ha difficoltà a uscire da “sentieri” già ampiamente battuti  e ha ancora una sorta di riluttanza  (per carità in certi casi del tutto giustificata) a fare storia su vicende che sono ancora troppo vicine nel tempo e per le quali si ritiene non vi sia una documentazione sufficiente e scientificamente attendibile. Va però detto che, da questo punto di vista, anche in ambito storiografico le cose stanno ormai decisamente cambiando.

Il colonnello Stefano Giovannone disse al giudice Carlo Mastelloni durante le indagini sui traffici d’armi Br-Olp: “Dottore, io lavoro per la Cia”. Da parte dell’italiano considerato il più prossimo ai palestinesi fu un’affermazione  devastante con sottotesto altrettanto inquietante: certe cose meglio lasciarle stare. In tanti seguirono alla lettera, e ne nacque la memoria divisa che abbiamo sotto gli occhi. Allora ti chiedo: come e quando si arriverà a una composizione della storia d’Italia degli ultimi 40 anni?

Se mi passi la battuta (che poi è tale fino a un certo punto), se consideriamo che ancora oggi ci dividiamo perfino sulla storia del Risorgimento, non vedo come si possa  arrivare a una ricomposizione della storia d’Italia degli ultimi 40 anni.

L’importanza del Lodo sulla storia italiana credo sia oramai indubitabile. A me i noidelle  infiltrazioni dall’Est, dei machiavellismi nazionali, quell’universonaltro si che nulla ha  che fare con il meccanismo: attentati e bombe-reazione e svolta autoritaria, si paleso’ studiando l’attentato palestinese di Trieste dell’agosto 1972. C’è stato qualche episodio che ha fatto scattare in te, chiamiamolo il sospetto che ci fosse anche una storia “altra” e non raccontata?

Non c’e’  stato un episodio particolare, anche la lettura del tuo libro, per esempio, ha sicuramente contribuito. Va detto che fino a poco tempo fa realmente la documentazione era scarsa e quindi era arduo fornire una ricostruzione che avesse una qualche attendibilità. Adesso, sulla base del materiale che è stato possibile rinvenire, si evince che i primi contatti tra funzionari dei Servizi segreti italiani e emissari palestinesi avvennero a fine 1972 nell’ambito di una trattativa che portò alla liberazione di due militanti del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (Fplp) arrestati nel precedente agosto per aver nascosto un ordigno in un mangianastri portato inconsapevolmente su un aereo israeliano da due turiste inglesi. Questa è probabilmente  la prima vera evidenza documentale di quel patto di non belligeranza che oggi chiamiamo Lodo Moro. Un patto che si consolidò, appunto, con il ritorno di Moro al ministero degli Esteri nel corso del 1973. Naturalmente queste sono ricostruzioni del tutto parziali, ancora molto materiale dovrà emergere.

Altra vicenda, diventata una sorta di tragico romanzo popolare, che ha spaccato in due fazioni giornalisti e storici: il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro. Oggettivamente le incongruenze sono tante, dalle modalità dell’attacco in via Fani, alla prigione, alla scelta di via Caetani, alle condizioni del cadavere, per citarne solo alcune. Tu cosa ne pensi e dove trovi, se le trovi, le maggiori incongruenze?

Non mi ritengo un esperto del caso Moro. Ma, in particolare, se devo dirti  qualcosa cui non riesco proprio a credere nella versione brigatista è che le Brigate Rosse a un certo punto abbiano deciso di distruggere la versione originale del memoriale scritto dal Presidente Dc durante i 55 giorni di prigionia. E’ un po’ l’interrogativo che si pose il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa in una audizione nella prima Commissione Moro: dove sono finite le carte originali? C’è qualcuno che ha recepito il tutto?

Cosa ne pensi della teoria del doppio ostaggio, e quale è la tua idea sulla vicenda?

Mi ricollego a quanto detto sopra. E’ plausibile  vi siano state due trattative, la prima finalizzata a recuperare, in qualche modo, le carte originali di Moro, l’altra a salvare il presidente DC. E probabilmente la trattativa più importante da concludere a un certo punto divenne la prima. Beninteso, sostenere che è plausibile che ciò sia accaduto, non vuol dire che sia accaduto realmente. E’ un’ipotesi, ma che personalmente credo sia meritevole di attento approfondimento.

Gladio. Sembrava la chiave di tutti i misteri. Poi il panorama geopolitico è diventato più complesso, vedi il Lodo. Essendo uno dei maggiori esperti di Gladio, puoi mettere una parola di equilibrio fra vicende che apparentemente sembrano correre su binari diversi?

Gladio era una struttura che si sarebbe dovuta attivare in caso di invasione straniera del territorio italiano. Quando nell’ottobre 1990 Andreotti ne rivelò l’esistenza scoppiò un vero e proprio caso mediatico-giudiziario. La vicenda Gladio per mesi e mesi riempì le prime pagine di tutti i giornali. Dalle stragi, ai tentati colpi di stato, agli omicidi politici, per un certo periodo sembrava che realmente tutto potesse essere spiegato con l’esistenza di tale struttura che qualcuno identificò come una sorte di centrale operativa della destabilizzazione e del terrorismo.

Oggi sappiamo che non era così; Gladio era soltanto una porzione di un sistema di sicurezza molto più complesso e articolato che ho cercato di ricostruire nel mio libro, intitolato appunto Le Altre Gladio.

Una camera di compensazione per mantenere gli equilibri di Yalta, anche attraverso attentati e assassini. Tanti la considerano una balla. Che idea ti sei fatto di Hyperion?

C’è una circostanza, apparentemente minore, che, in relazione a questa vicenda, ha sempre solleticato la mia curiosità. A un certo punto, in una specie di epistolario che scrive quando si trova in carcere, Vanni Mulinaris nel respingere le accuse che volevano la scuola di lingue Hyperion essere una sorta di centrale occulta del terrorismo internazionale, sostiene che, in effetti, un qualcosa del genere esiste davvero, ma che non si tratta di Hyperion. Può anche darsi fossero solo elucubrazioni di una persona che stava scontando una dura carcerazione preventiva, ma sarebbe interessante sapere a cosa effettivamente intendeva riferirsi.

Potessi avere uno dei protagonisti di questi anni a tua disposizione per un interrogatorio “impossibile”, nel senso che questi dovrebbe rispondere sinceramente a tutto, chi sceglieresti?

La risposta più scontata ovviamente è Andreotti. Anche se sarebbe inutile, non sarei mai all’altezza di condurre un confronto con un personaggio di tale spessore. Alla fine mi farebbe solo credere di aver risposto sinceramente. E io ci crederei davvero.

Si stanno finalmente aprendo gli archivi dei paesi dell’ex blocco orientale.  Si aprirà un mondo?

Lo spero, ma non mi farei troppe illusioni,  anche se sicuramente avremo una visione più ampia (si veda per esempio il documentato libro di Gianluca Falanga sugli archivi della Stasi, Spie dall’Est) di come altri “soggetti esterni” abbiano, in qualche modo, condizionato la storia del nostro Paese.

  • Giacomo Pacini è stato ricercatore all’ISGREC – Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea. I suoi libri: “Il cuore occulto del potere. Storia dell’Ufficio Affari riservati del Viminale (1919-1984),” Nutrimenti, 2010; “Divo Giulio. Andreotti e sessant’anni di storia del potere in Italia” con Antonella Beccaria, Nutrimenti, 2012; “Le altre Gladio. La lotta segreta anticomunista in Italia. 1943-1991” Einaudi, 2014.